The Runaways: quando il rock si fa donna

Come cinque adolescenti statunitensi hanno sfidato la discografia e la mentalità di un’intera Nazione.

Quante volte, parlando dell’8 marzo, avete sentito dire che “la donna andrebbe festeggiata tutti i giorni“? In molti Paesi, infatti, l’intero mese di marzo è destinato alla riflessione sulla storia femminile; seguendo lo spirito di questa iniziativa, oggi, a dieci giorni dalla Giornata Internazionale della Donna, la redazione di Knowledge Squad vi racconta la storia delle The Runaways: una fra le prime band hard rock tutta al femminile.

Da sinistra: Cherie Currie, Joan Jett, Sandy West, Lita Ford e Jackie Fox (nytimes.com)

Back to the ’70s

Il progetto The Runaways nasce nel 1975 dall’incontro a Los Angeles dei membri fondatori Joan Jett (chitarra e voce) e Sandy West (batteria) con il produttore musicale Kim Fowley, che coglie subito il potenziale di una band rock interamente composta al femminile. Dopo una serie di audizioni e frequenti sostituzioni, con l’aggiunta di Cherie Currie (voce), Lita Ford (chitarra) e Jackie Fox (basso) si raggiunge una formazione più o meno definitiva e duratura. Il primo album, l’omonimo The Runaways, è il lavoro che meglio racchiude l’identità della band: l’LP si presenta come una commistione delle influenze glam e hard rock della band, con testi che trattano principalmente di sesso e droga. La ribellione che la band rappresenta e, soprattutto, il fatto che certi temi vengano affrontati da ragazze ancora minorenni, sono aspetti non apprezzati in patria e difficilmente la loro musica viene passata in radio; il successo è maggiore all’estero, soprattutto in Giappone. La band si reca in Oriente con il tour promozionale del secondo album, Queens of Noise (1977), in cui si coglie un timido avvicinamento al mondo punk.

The Runaways cantano Cherry Bomb (da The Runaways)

Il veloce declino

Dopo la pubblicazione del secondo album, il progetto sopravvive solamente altri due anni; i dissapori interni sono causati principalmente dalle dipendenze da alcool e droga e da piccole rivalità. Fin dalla nascita della band, però, ciò che ne segna la condanna è la presenza di Kim Fowley; il produttore musicale, oltre che incapace nel suo lavoro da manager, si rivela estremamente manipolatorio e violento. Gli abusi psicologici e sessuali spingono la Fox ad abbandonare il gruppo; mentre quest’ultima viene sostituita da Vicki Blue, la Currie lascia la band dopo un litigio con la Ford e Joan Jett assume il ruolo di cantante principale. Durante la registrazione del terzo LP, Waitin’ For The Night, Fowley viene sostituito dal produttore musicale John Alcock; la Blue viene in fine rimpiazzata dalla bassista Laurie McAllister, ma i membri della formazione originale, ormai presi da altri progetti, sciolgono la band dopo l’uscita di And Now… The Runaways, nel 1979.

The Runaways cantano School Days (da Waitin’ For The Night)

The Runaways e la cultura pop

La musica di questa band al femminile appare nella colonna sonora di diversi film e serie tv. La canzone Cherry Bomb, quella utilizzata più frequentemente, fa da sottofondo in Guardiani della Galassia e in The O.C.; le The Runaways “appaiono” anche in Stranger Things con il brano Dead End Justice. Il gruppo viene poi citato nel film Juno, come una delle band preferite dalla protagonista. Nel 2004, l’ex-bassista Vicki Blue dirige il documentario Edgeplay: A Film About The Runaways, incentrato sulla band, ma alcuni ex-membri rifiutarono di partecipare; sei anni più tardi esce il biopic The Runaways, ispirato all’autobiografia di Cherie Currie, che si concentra sui primi anni della band e il rapporto fra Joan Jett (interpretata da Kristen Stewart) e la Currie (Dakota Fanning).

Il cast del film The Runaways (pinterest.com)

Back to the ’90s

Negli anni Settanta, nonostante la presenza di vari movimenti contro-culturali, l’immagine della donna era ancora fortemente legata all’ambiento domestico; cinque ragazzine che cantavano di sesso e ribellione familiare incarnavano tutto ciò che la società statunitense non si aspettava di vedere e sentire. L’obiettivo di un gruppo come The Runaways non era quello di dar vita a un movimento di rivolta, ma di sfogare la rabbia che, come spiega Joan Jett, “nasceva dalla consapevolezza di non avere una possibilità, dal sentirsi dire di tacere e comportarti come una gentildonna”. Al suo tempo, il grande pubblico volle parzialmente ignorare questa band, ma a una ventina d’anni dalla sua formazione cominciò a ottenere l’attenzione che meritava. Negli anni Novanta, con l’emergere del movimento Riot Grrrl (gruppi punk rock connotati da un forte attivismo femminista e politico), lo stile e l’atteggiamento delle The Runaways diventarono il modello di riferimento per molte musiciste.

Kathleen Hanna indossa la maglia What Would Joan Jett Do? (pinterest.com)

No Comments

Leave a Reply

Categorie