Storia di emergenti: intervista a Hermes La Russa

Torniamo con la nostra rubrica dedicata ai nuovi talenti della musica. Oggi diamo spazio ad un giovane ragazzo che si sta facendo strada nel mondo jazz, soul e R&B.

Hermes, un nome particolare, come particolari, per un ragazzo di 20 anni come lui, sono i generi musicali che propone. A differenza della maggior parte degli adolescenti della sua età, legati soprattutto al pop, all’indie e al rap, il giovane cantante ascolta e canta principalmente jazz, soul e R&B. Conosciamolo meglio in questa sua prima intervista.

Ciao Hermes, presentati ai nostri lettori che non ti conoscono.

Ciao, mi chiamo Hermes La Russa, sono nato a Padova, ma la mia famiglia è siciliana e ne vado fiero. Ho 20 anni e studio giurisprudenza. Amo il tennis e il canto. Ho sperimentato più generi, dall’indie al pop, ma il mio vero mondo naviga tra il jazz, il soul e l’R&B.

Da dove nasce la tua passione per la musica e per il canto?

Ho sempre amato la musica. Ricordo che a 2 anni correvo per la casa con un microfono in mano urlando parole a caso. Ho ben impressa l’immagine del me stesso di 3 anni che scende le scale della casa nuova, cantando e inventando le parole di Believe di Cher, ascoltata dalla cassetta del matrimonio di mia sorella. Le prime vere lezioni di musica però, arrivano all’età di 7 anni, quando mi iscrivo ad un corso di sassofono; solo in seguito ho preso lezioni di chitarra e pianoforte. La passione per il canto arriva in secondo momento, all’incirca a 15 anni.

Con quali artisti sei cresciuto? Quali sono i tuoi miti di allora e di adesso?

Sono cresciuto ascoltando principalmente il pop internazionale degli anni duemila, come per esempio Katy Perry, Lady Gaga, Rihanna e Miley Cyrus. In sottofondo però, c’è sempre stata la musica ascoltata dai miei genitori. Parliamo di artisti come Lionel Richie, Frank Sinatra, Elvis Presley e Louis Armstrong. La passione per il jazz la devo a mia madre che sin da piccolo mi ha mostrato video di concerti dei più grandi musicisti di questo genere e di sketch televisivi di una volta, in cui l’unione di comicità e musica creavano il connubio perfetto per l’intrattenimento. La prima volta che mi sono reso conto di essere appassionato di questo genere risale al 2011, dopo la morte di Amy Winehouse. In seguito a quel fatto, mi sono informato e ho scoperto la sua musica e quella fetta di stile R&B e soul. Se invece parliamo di musica italiana, ho due regine indiscusse: Mina e Caterina Valente.

Sui tuoi canali social sono presenti tante cover, come scegli i brani da proporre?

Dipende. Ultimamente mi diverto a coinvolgere chi mi ascolta e mi segue, per cui mi faccio consigliare dei brani attraverso dei sondaggi sui vari social network. Tra tutte le canzoni che mi vengono proposte, io poi scelgo quelle che più mi rappresentano e che riesco a sentire mie. Altre volte invece mi baso semplicemente sul mio umore e sugli ascolti che faccio in quel periodo.

La Vie En RoseLouis Armstrong (Hermes La Russa Cover)

Quando hai iniziato a scrivere canzoni tue invece?

Tra il 2016 e il 2017 ho avuto seri problemi di depressione. Non riuscivo più a vivere serenamente la mia vita e le relazioni sociali con gli altri. Ho tuttavia trovato nella musica un’amica fidata, con cui poter esprimere tutti i miei sentimenti, che fossero positivi o negativi. Ho iniziato a scrivere semplicemente dei testi, su cui però non ho mai lavorato dal punto di vista melodico e strumentale. Magari un giorno li riprenderò in mano e con qualche revisione potrebbe uscire qualcosa.

Il 20 giugno 2020 hai pubblicato il tuo primo Ep intitolato Bad Thoughts, contenente 6 tracce di cui due uscite come singoli. Quando sono state scritte?

È da più di un anno che lavoro ai brani di Bad Thoughts. Ho iniziato cercando delle basi su internet. Da lì sono poi partito con diverse idee per le melodie ed infine ho scritto i testi. Sono nate tutte più o meno tra marzo e aprile 2020. L’inizio della pandemia mi ha fatto riscoprire il bisogno di scrivere testi che riguardassero mie esperienze personali. Belong to Me per esempio, ha un doppio significato: riguarda sia il mondo familiare, sia un amore andato male.

Copertina dell’Ep. Bad Thoughts

Raccontaci qualcosa di più di questa canzone.

Belong to Me è il mio primo singolo in assoluto. Nella prima strofa prevale un sentimento di tristezza, mentre nella seconda prevalgono la rabbia e la volontà di vendetta. Nel ritornello dico “you belong to me /will you leave me now” (tu mi appartieni / perché mi dovresti lasciare ora), riferendomi sia alle persone con cui ho un legame di sangue sia a quelle con cui ho avuto un rapporto sentimentale.

Copertina del singolo Belong to Me

Ho Perso Tempo (Don’t Cry) è l’unico featuring, come è nato?

Ho Perso Tempo (Don’t Cry) è il primo pezzo che ho scritto tra quelli dell’album, e risale a marzo 2020. In quel periodo avevo pubblicato la mia prima cover, ovvero all the good girls go to hell di Bille Eilish. Dopo averla ascoltata, Emanuele, in arte Ramiel, che è un mio amico di Roma, mi ha proposto di collaborare e di scrivere un pezzo insieme. Inizialmente non ero pienamente convinto, in quanto sarebbe stato il mio primo progetto con un altro artista. In realtà poi la canzone è venuta fuori molto facilmente e ci siamo divertiti nel realizzarla. Devo ringraziare veramente tanto Emanuele perché è anche grazie a lui che ho iniziato a scrivere e pubblicare seriamente canzoni mie e non solo cover.

Copertina del singolo Ho Perso Tempo (Don’t Cry)

Hai poi pubblicato I Just Want To Feel Good, cosa volevi raccontare?

Chi ha sofferto di depressione come me, sa che uscirne non è mai facile e soprattutto non avviene da un giorno all’altro. Nella seconda metà del 2020 ho avuto una ricaduta ed in uno dei tanti momenti di sconforto ho scritto questo testo. I Just Want To Feel Good si è praticamente scritta da sola: in qualche ora era pronta per essere pubblicata. Rappresenta uno sfogo personale e una sorta di auto-convincimento nel trovare la forza per superare il periodo di dolore.

Copertina del singolo I Just Want To Feel Good

Il 14 maggio uscirà la tua nuova canzone Call Out My Name, che noi abbiamo avuto l’onore di ascoltare in anteprima. Svela ai nostri lettori qualcosa in anteprima.

L’ho scritta circa due mesi fa, dopo un periodo di pausa che mi sono preso dalla scrittura per riflettere. Anche in questo caso parlo di un amore non andato in porto. Quando mi innamoro smetto di vedere con la parte più razionale e lascio agire quasi ed esclusivamente il cuore. Può essere un bene ma anche un rischio; è un’arma a doppio taglio. Questa volta il rapporto non è andato nel migliore dei modi. In realtà non avevamo chiuso molto bene, per cui a febbraio scorso ho deciso di scriverle per chiarire e mettere un punto. Il bisogno di scriverne una canzone è nato subito dopo. Call Out My Name è un grido di rabbia che si presenta sotto forma di discorso tra la mia parte razionale e quella interiore e più sentimentale. Il cuore si espone attraverso i versi principali del brano mentre la mente prende posizione attraverso le seconde voci.

Copertina del singolo Call Out My Name

Sogni futuri riguardanti la musica?

Ho molti sogni legati alla musica. Prima di tutto spero di arrivare a più persone possibili attraverso le mie canzoni. Come ogni ragazzo che ha questa mia stessa passione, spero che un giorno possa diventare la mia professione. Sognando in grande, un enorme traguardo sarebbe essere nominato, e magari anche vincere, ai Grammy Award. Nel caso riuscissi a raggiungere un particolare successo, con conseguente visibilità, so per certo che mi impegnerei per dare voce a tutte quelle persone che purtroppo non ne hanno.

Grazie mille per asserti raccontato ai nostri lettori. Prima di concludere, ci fai un saluto?

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