Semplice di Motta è un album nato dopo un percorso introspettivo, non solo artistico

Il disco racconta un percorso di crescita, sia personale che artistico, di un cantautore che cerca di far pace con le proprie contraddizioni attraverso un processo di semplificazione.

Francesco Motta, classe 1986, ha pubblicato, il 30 aprile di quest’anno, il suo terzo disco solista. Semplice, distribuito dall’etichetta discografica Sugar Music, è un lavoro che cambia Le regole del gioco, citando uno dei brani che lo compongono. Arriva a distanza di 3 anni dall’album Vivere o morire e dopo un anno di successo del singolo sanremese Dov’è L’Italia, e rappresenta una nuova libertà d’espressione artistica per l’autore livornese.

Motta (Soundsblog)

Semplice come la paura di conoscere me stesso

Semplice è un disco diretto, ma allo stesso tempo ricco ed elaborato. Già il titolo è una dichiarazione d’intenti. Motta ci ha da sempre abituati al suo biografismo, a un modo di percepire la realtà strettamente personale. Questa volta, però, il cantautore scava dentro il profondo, fra serenità e preoccupazioni. Lo fa soprattutto per conoscere e poi mostrare una nuova parte di sé, quella composta da cose semplici, ma mai sottovalutabili. Si tratta di un mondo interiore fatto di radici ben salde, che si manifestano attraverso la città di Livorno e la propria famiglia, e connessioni più o meno inaspettate, ovvero Roma e l’amore. Il tutto viene fuori attraverso testi mai esageratamente lunghi e complessi, ma al contempo carichi di sincerità personale. In un verso della title track, è racchiusa l’essenza del disco: “Semplice come la paura di conoscere me stesso”.

Se vai di moda poi passi anche di moda

La carriera del cantautore toscano, ha avuto un considerevole periodo radiofonico, in cui brani come La Nostra Ultima Canzone, Sei Bella Davvero e Dov’è L’Italia, sono stati per settimane ai vertici delle classifiche. Seppur il singolo E poi finisco per amarti stia andando bene a livello di riproduzioni sulle piattaforme digitali e di passaggi in radio, quest’ultimo album contiene diverse tracce che si discostano dalle classiche hit radiofoniche. Quasi la metà dei pezzi infatti, supera di molto la durata massima di 3 minuti e mezzo che caratterizzano le canzoni più trasmesse. Se a ciò aggiungiamo lunghe strumentali e numerosi minuti di sola musica senza un testo, il gioco è fatto. Ma tutto questo non va a discapito del cantante, anzi. Motta a riguardo, ha difatti dichiarato: “Se si vanno a vedere i primi posti delle classifiche o le realtà musicali che vanno maggiormente di moda, si nota che spesso sono cose già fatte. Andare di moda non deve essere la priorità. Perché se vai di moda poi passi anche di moda”.

Videoclip ufficiale di E poi finisco per amartiMotta

L’incontro con Francesco De Gregori

Qualcosa di Normale è anche merito di Francesco De Gregori. Il tutto è partito da un sogno. Queste le parole di Motta che lo riassumono: “Una notte ho sognato di essere in una casa con mio padre e mia madre. Mio padre dice di tornare a casa che lui arriva con De Gregori: io corro per tornare a casa, sprofondo in un burrone, nessuno mi aiuta a risalire, poi sono in autobus e infine gli faccio sentire Qualcosa di Normale e un inedito che era presente solo nel sogno.” La necessità di fargliela ascoltare anche nella vita reale si è poi realizzata, attraverso un incontro virtuale. Tra i due infatti, c’è stato uno scambio di mail, il cui risultato finale è stata l’approvazione del pezzo da parte del Maestro De Gregori, con l’aggiunta del grande suggerimento di cantare il brano per una donna. La scelta è stata molto semplice ed è caduta sulla sorella del giovane cantautore. È nato così un duetto, dato da due voci complementari, unite dalla complicità del rapporto fraterno.

Semplicità significa ricerca dell’essenziale

Per te che tutto è semplice, anche l’amore”. È così che si conclude il ritornello di Quando guardiamo una rosa, l’ultimo brano del disco. La semplicità è tanto presente in questo disco, c’è nella chiarezza delle immagini, nella voce, nei testi e nei significati, che non sono mai stati così chiari come ora. Ma la semplicità trova la sua massima espressione proprio in quest’ultimo verso. Una semplicità che per Motta significa ricerca dell’essenziale, che però si differenzia dal minimale. Il lavoro maggiore per la realizzazione di questo progetto discografico si è concentrato nell’eliminare il superfluo. Eliminando il superfluo, il cantante ha anche pensato non fosse necessario mettere sé stesso in copertina. Ha quindi deciso di fare un passo indietro per rispettare più la musica e le canzoni invece che sé stesso. La grafica di Valerio Bulla ha così dato vita alla copertina dell’album, che rispecchia una vera e propria conquista di leggerezza.

Prime date annunciate del Semplice tour

Il disco in definitiva, come un percorso di introspezione, per essere appreso e apprezzato appieno, richiede più ascolti. In certi momenti è disorientante, in altri frangenti invece mostra nuove sfaccettature di Motta, che ripercorrendo il suo passato e vivendo il presente, ha in realtà già delineato il suo futuro.

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