Quarant’anni di Killers, l’album capolavoro degli Iron Maiden

Il secondo album in studio degli Iron Maiden compie quest’anno ben 40 anni.

Per festeggiare questo iconico album, andremo a parlare della (breve) storia di questo grande gruppo – dal loro esordio a metà anni ’70 nell’East London fino alla rivoluzione dell’81, iniziata proprio con l’album Killers.

Iron Maiden alla fine degli anni ’70 (ultimateclassicrock.com)

Una rivoluzione

Uscito il 2 febbraio del lontano 1981, questo album segna una grande novità per la band sotto vari punti di vista. Killers, infatti, è stato l’ultimo album per Paul Di’Anno alla voce – che verrà poi sostituito da Bruce Dickinson lo stesso anno – ed il primo in cui ha preso parte Adrian Smith – tutt’ora chitarrista del complesso. Un altro aspetto molto importante, oltre alla formazione, è il sound. Il primo album della band, pubblicato solamente l’anno prima, presentava sonorità molto più punk e stonate date dall’influenza del cantante, ma, già a partire da questo secondo lavoro, iniziamo a sentire una grande trasformazione musicale, per cui dobbiamo ringraziare soprattutto il produttore Martin Birch. Pian piano, gli Iron si dissociano dalle melodie punk per trovare il loro vero genere di appartenenza: l’heavy metal… o, per i più pignoli, il cosiddetto new wave of British heavy metal.

Killers di Iron Maiden – 1981 EMI

Breve storia dell’icona band inglese

Il prototipo della band nacque nel 1975 grazie ad un giovane bassista, Steve Harris. La formazione originale comprendeva, oltre ad Harris al basso, Dave Sullivan e Terry Rance alle chitarre, Paul Day alla voce e Ron “Rebel” Matthews alla batteria. La band venne battezzata da Steve, che vedendo il film L’uomo dalla maschera di ferro rimase affascinato da uno degli strumenti di tortura presenti nel film, detto la vergine di Norimberga o vergine di ferro – in inglese iron maiden, appunto.

Steve Harris, bassista e fondatore della band (corrieredellamusica.it)

In breve tempo molti membri della band vennero sostituiti e sul finire degli anni ’70, finalmente, si trovò una certa stabilità. Questa prevedeva il solito Harris al basso, i nuovissimi Dave Murray e Dennis Stratton alle chitarre, il cantante Paul Di’Anno e il batterista Clive Burr. Con questa formazione, il 14 aprile 1980, dopo varie avversità dovute al rifiuto di molte case discografiche che cercavano nuovi talenti nel mondo punk, venne rilasciato il primo album, Iron Maiden, firmato EMI Records. Questo riscosse un grandissimo successo, soprattutto grazie alle sonorità simil-punk dei brani, associate però a qualcosa di nuovo, l’heavy metal, che, fino ad allora, era rimasto nell’oscurità, a causa dell’enorme successo della musica punk in Inghilterra. In questo album troviamo pezzi come Remember Tomorrow, scritta da Paul Di’Anno e dedicata a suo padre, Phantom of the Opera, ispirata al romanzo di Gaston Leroux e Running Free, un vero e proprio inno alla libertà.

Il primo album, Iron Maiden di Iron Maiden 1980 – EMI Records

L’album e i brani

Killers, uscito solamente un anno dopo Iron Maiden, è stato scritto e messo in musica principalmente da Steve Harris – ad eccezione di alcune collaborazioni con altri membri della band. Il tocco del bassista si nota soprattutto nell’atmosfera cupa che creano le canzoni e nei diversi riferimenti a personaggi storici o alla letteratura; Steve infatti ha sempre affermato di essere un amante dell’horror e del mistero. In questo disco, quindi, passa in secondo piano l’influenza del punk portata da Di’Anno. Neanche da dire: ciò porta a una vera e propria rivoluzione nella scena musicale inglese degli anni ’70.

L’album si apre con la strumentale The Ides of March, che, immediatamente, ci trasporta in un altra dimensione e ci prepara all’ascolto del secondo brano, Wrathchild, un pezzo veloce, dal suono pieno, grazie alla grande abilità del bassista… Insomma, un brano che ti dà la carica giusta per affrontare qualsiasi sfida. Al terzo posto troviamo Murders in the Rue Morgue, evidentemente ispirata al romanzo di Edgar Allan Poe – maestro dell’horror americano. Troviamo poi la title-track Killers: ancora una volta gli Iron ci danno la carica, facendoci venire una voglia irrefrenabile di pogare e fare headbanging fino a farci venire le vertigini.

Wrathchild live
Killers live

Tracklist

  1. The Ides of March – 1:48
  2. Wrathchild – 2:54
  3. Murders in the Rue Morgue – 4:14
  4. Another Life – 3:22
  5. Genghis Khan – 3:02
  6. Innocent Exile – 3:50
  7. Killers – 4:58
  8. Twilight Zone – 2:33 (presente solo nell’edizione canadese e statunitense)
  9. Prodigal Son – 6:05
  10. Purgatory – 3:18
  11. Drifter – 4:47

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