Performance sanremesi: l’incredibile Festival di Achille Lauro

Grinta, passione, talento: Achille Lauro è tornato all’Ariston per tutte le serate del Festival. In questo articolo scopriremo cosa ha reso speciale ogni esibizione dell’artista romano.

La lettera di Achille Lauro pre-Festival

Lauro De Marinis, in arte Achille Lauro, aveva annunciato così il tema delle sue esibizioni sanremesi. Presente come ospite per tutte e cinque le serate del Festival, Achille ha mostrato subito il motivo per il quale è fra gli artisti più discussi e amati della scena italiana. La sua libertà espressiva, priva di qualsiasi filtro, gli ha permesso di creare cinque quadri incredibili, liberi dal concetto del politically correct e pronti a viaggiare nel mondo della musica. Lauro è un personaggio scomodo, ma Amadeus è andato oltre ogni critica, vedendo in lui l’uomo giusto per questo Sanremo.

Prima Serata: Glam Rock

Achille Lauro durante la Prima Serata del Festival (Il Giornale – profilo IG)

Accompagnato da piume rosa e armatura argentea, per la sua prima esibizione Achille Lauro ha cantato Solo Noi, suo nuovo brano rilasciato il 12 febbraio. Questa traccia, dedicata a “quelli della mia generazione”, come detto da Lauro stesso, è una ballata rock vecchio stile che, a parer nostro, è la canzone più adatta per l’inizio di questo viaggio. Questa sad ballad, infatti, ci permette di entrare nella sfera dell’artista, che dedica questa traccia ai più deboli ed in primis a se stesso. La chiave di lettura dell’esibizione, infatti, è da ricercare nel connubio tra outfit e canzone: se la traccia si propone quasi come un inno disperato, il look dell’artista è spavaldo, sfavillante, andando in completa contrapposizione con il mood del brano. Questa antitesi diventa conferma della duplice natura di Lauro, diviso tra cosa vuole incarnare e cosa realmente è. Scenografica anche la scelta delle lacrime di sangue, richiamo a immagini bibliche, versate “per i nostri peccati”, come riferito da Achille sul suo profilo IG. L’esibizione si chiude poi con una benedizione, pratica ripetuta per tutte le serate, che recita: “Essere è essere. Essere è diritto di ognuno. Dio benedica chi é”.

Seconda Serata: Rock’n’Roll

Achille durante la seconda serata (Il Messaggero – profilo IG)

Nella seconda serata avviene una trasformazione totale. Lauro decide di viaggiare nel mondo del rock’n’roll, ispirandosi al personaggio di Mina, definita una vera e propria icona del genere. Fedele allo stile musicale scelto, Achille decide di cantare Bam Bam Twist, uno dei suoi ultimi singoli di successo. La performance è perfetta e, grazie alla partecipazione di Francesca Barra e Claudio Santamaria, si viene a configurare uno scenario incredibile, quasi come se si stesse assistendo al videoclip della traccia. Questa esibizione è volutamente più leggera, come sottolineato nella lettera presente più avanti, quasi come se fosse un modo per spezzare l’atmosfera creata dal precedente quadro. Achille proclama la libertà, la follia, il divertimento, tutto ciò che caratterizza il rock’n’roll e che veniva definito irriverente. L’esibizione si conclude difatti con: “Godere è un obbligo. Dio benedica chi gode”.

Seconda lettera di Achille Lauro, mandata dopo la seconda serata del Festival (Profilo IG)

Terza Serata: Pop

Look ed esibizione di Achille, svolta con la collaborazione di Emma, durante la terza serata
(Il Messaggero – profilo IG)

Nella terza serata della kermesse, Lauro ritorna con toni più seri. Completamente argentato e con un look ispirato all’antica Grecia, Achille affronta il genere pop, “il genere più incompreso della storia”, a sua detta. Per la realizzazione di questo quadro Lauro sceglie una scenografia ispirata sempre alla cultura ellenica e decide di affidarsi anche ad una compagna di viaggio, ovvero Emma. La cantante salentina si esibisce insieme all’ex rapper cantando la canzone Penelope, traccia dell’album Pour L’Amour di Lauro stesso. Questo quadro, forse il più riuscito fra tutti, è caratterizzato da un’aria drammaticamente poetica, creata sia dalla musica sia dalla recitazione dei due artisti. L’intera esibizione è dedicato agli incompresi, accomunati al mondo del pop. Questa associazione è dovuta al pregiudizio che accompagna il genere, ritenuto banale e superficiale solo per dei pregiudizi o per inutili prese di posizione. Come da consuetudine, arriva la classica benedizione finale che recita: “Il pregiudizio è una prigione. Il giudizio è la condanna. Dio benedica gli incompresi.”

Quarta Serata: Punk Rock

Achille Lauro durante la quarta serata del Festival,
in collaborazione con Fiorello e Boss Doms (Il Messagero – profilo IG)

Nella penultima serata del Festival osserviamo una nuova inversione di tendenza da parte di Achille, che ritorna ad essere più leggero. Questo deriva da una sorta di accostamento ideologico che viene fatto tra rock’n’roll e punk rock: se il primo però si pone come divertimento, follia e spensieratezza, il secondo è puro anticonformismo. Durante l’intera esibizione, infatti, Achille mette a nudo le sue voglie, i suoi desideri e proclama la sua libertà, non curante del giudizio altrui. Questa situazione non è nuova ai nostri occhi; infatti, per i più acuti, è una situazione analoga a quella dell’anno scorso: questa analogia viene confermata dalla scelta del brano da parte di Achille, lo stesso che presentò al Festival lo scorso anno, ovvero Me ne frego. Quasi come in un deja-vu, Achille si concede a un bacio appassionato col suo producer Boss Doms, così come nell’esibizione di un anno fa. Oltre a quest’ultimo, però, notiamo anche l’inaspettata presenza di Fiorello, truccato anche lui ad arte per questa incedibile performance. Achille si presenta con un vestito bianco quasi da cerimonia, in totale contrapposizione con il look di Fiorello, vestito in total black e con una corona di spine. Questo quadro è del tutto folle, senza alcun senso a tratti, ma a Lauro non interessa: è dedicato agli anticonformisti, ai ribelli, a chi se ne frega. Tutto ciò viene confermato dalla frase conclusiva: “Dio benedica chi se ne frega.”

Serata Finale

Achille Lauro durante la finale (La Repubblica – profilo IG)

Molti si aspettavano il gran finale folle, stravagante, sopra le righe: beh, non è stato così. Achille Lauro si è presentato con un semplice abito e i capelli aggiustati, quasi come se nei giorni prima non fosse successo nulla. Lauro ha cantato C’est la vie, una delle sue tracce recenti più amate in assoluto, estratta dall’album 1969. Questa ballata, fra i migliori brani scritti dall’artista romano, accompagna quest’ultimo scenario apparentemente misero ma in realtà ricco. La ricchezza di questo quadro è in Lauro stesso che, ad un certo punto, interrompe il suo canto lasciando spazio ad alcune voci di fondo. Queste voci recitano le accuse mosse ad Achille in passato, le critiche, gli insulti e così via. Riprende poi il suo canto, non curante delle voci, mostrando di aver superato e battuto i suoi oppositori. Questa reazione dell’artista è simbolica: come rivelato da Lauro poi, egli desidera essere un esempio per chi si sente giudicato, oppresso, invitando questo a non curarsi dei pareri altrui. Tutto ciò è evidenziato anche dal consueto discorso finale dove Lauro, attraverso varie immagini, sottolinea l’uguaglianza di ogni uomo dinnanzi alla morte; la preghiera finale difatti recita: “Insieme, inginocchiati davanti al sipario della vita. E così sia. Dio benedica Solo Noi Esseri Umani.”

Alla fine della fiera…

Forse non siamo pronti. Achille è un personaggio incredibile, fuori dagli schemi, libero da convenzioni e tradizionalismi inutili. Il suo viaggio nella musica e le sue benedizioni hanno un significato molto profondo, che va oltre il semplice show e l’intrattenimento, ma a pochi interessa. Interessa a pochi perché ci si concentra sempre sull’apparenza, sul look, sul bacio con Boss Doms, su tante piccole cose che contano veramente poco. Forse però, come per le vere opere d’arte, la prima reazione è soprattutto ribrezzo. Per imparare ad amare bisogna prima comprendere. Achille non è compreso, viene visto come il cantante che se la crede, che trasgredisce, che influenza negativamente, che fa musica semplice e di cui non capisce nulla. Lauro De Marinis non sarà il miglior artista italiano, ma sicuramente arriva al cuore delle persone e fa parlare di sé, perché nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli. Se questo articolo non vi facesse cambiare idea, ascoltate la sua musica, guardate le sue esibizioni, leggete le sue parole. Ovviamente non fermatevi all’apparenza, scavate a fondo così come in una qualsiasi opera d’arte, perché, alla fine, la musica è arte. Vorremmo chiudere con una benedizione, così come Achille ha fatto per ogni sera. La nostra preghiera recita: “Dio benedica Achille Lauro“.

Comments

  • Giuseppina Guerrini

    2 anni agoReply

    Finalmente un’analisi attenta e accurata e non superficiale. Da veicolare a tutti ancora di più visto le cavolate lette da pseudogiornalisti

    • 2 anni agoReply

      La ringraziamo molto per il suo commento e per il tempo che ci ha dedicato, ci fa molto piacere che abbia apprezzato il nostro lavoro!

Leave a Reply

Categorie