Performance Sanremesi: Fulminacci, Lo Stato Sociale, Colapesce Dimartino e Willie Peyote

La settimana del Festival si è conclusa, e noi siamo qua a tirarne le somme. Oggi andremo ad analizzare le esibizioni di una fetta indie della kermesse: Fulminacci, Lo Stato Sociale, Colapesce Dimartino e Willie Peyote.

Quattro capisaldi della scena alternativa italiana, questi artisti si sono tutti fatti notare, chi per un motivo e chi per un altro, in questa insolita edizione del Festival di Sanremo, senza pubblico. Andiamo ad analizzare insieme le loro esibizioni.

I due lati di Fulminacci

Fulminacci, (ve ne abbiamo parlato qui), ha partecipato al Festival di Sanremo 2021 con la canzone Santa Marinella. Uno dei più giovani artisti in gara, ma non per questo meno maturo dal punto di vista artistico, anzi. Filippo, una chitarra e uno stile che ricordano il cantautorato dei grandi maestri come Dalla e De André: sono stati questi gli ingredienti che ci hanno fatto innamorare del suo brano. Un lato più intimo, con cui siamo entrati in contatto solo con il singolo del 2019 San Giovanni. In questi due anni di carriera, infatti, Fulminacci ci ha sempre abituati a canzoni più energiche e ritmate. Ed è proprio seguendo questo suo trend che, durante la serata delle cover, ha deciso di esibirsi sulle note di Penso Positivo di Jovanotti, accompagnato da Valerio Lundini e Roy Paci. Un’interpretazione che ha fatto follemente innamorare il pubblico a casa, ma che non è stata apprezzata dall’orchestra votante, concludendo così la serata in quindicesima posizione. Purtroppo, però, anche la classifica finale non l’ha premiato. Il cantante romano infatti, si è classificato sedicesimo. Questa gara ha comunque permesso a Filippo di farsi conoscere dal grande pubblico, in vista della pubblicazione di un nuovo album. Il 12 marzo, difatti, è la data scelta per il rilascio del disco Tante Care Cose. Nella tracklist, oltre al brano sanremese, troviamo anche i singoli già usciti Un fatto tuo personale e Canguro.

Da sinistra: Valerio Lundini, Fulminacci e Roy Paci (Rai)

L’azzardo de Lo Stato Sociale

Combat Pop è il brano che Lo Stato Sociale porta a questo Sanremo 2021. Una canzone di critica, come spesso succede nella discografia della band bolognese. In questo caso, la protesta è rivolta al sistema discografico, di cui ormai anche loro stessi fanno parte. Una scelta molto azzardata portare un pezzo con tale tematica nel tempio della discografia italiana, oseremmo dire. Unire lo spirito critico e il pop, due elementi che difficilmente esistono: una dicotomia che i regaz hanno creato e gestito maniacalmente sul palco dell’Ariston. Nonostante l’undicesimo posto nella classifica finale, il gruppo bolognese ci ha stupiti, in senso positivo, per le scelte stilistiche. Tra giubbotti di pelle, pellicce, abiti eleganti e scatole volanti, ogni loro esibizione è stata unica. E così, come durante la prima volta al Festival nel 2018, non dimenticheremo mai “la vecchia che balla”, quest’anno siamo rimasti incantati dalla performance del trasformista Luca Lombardo. Un grande chapeau va all’esibizione nella serata delle cover, non tanto per la reinterpretazione di Non è per sempre degli Afterhours, cantata con Emanuela Fanelli e Francesco Pannofino, quanto per l’aver riportato l’attenzione sul problema della chiusura di cinema, teatri e live club e l’aver lasciato a casa centinaia di migliaia di lavoratori del mondo dello spettacolo. Il 6 marzo è uscito Attentato alla musica italiana, il nuovo lavoro in studio della band, contenente i 5 dischi solisti di cui vi abbiamo parlato sulla nostra pagina Facebook, la cover cantata a Sanremo e vari singoli usciti negli ultimi anni e mai racchiusi in un album.

Lo Stato Sociale, Emanuela Fanelli e Francesco Pannofino durante la serata delle cover (Rai)

Il dualismo di Colapesce e Dimartino

Due artisti siciliani, che agli occhi e alle orecchie di molti, risultano sconosciuti, o almeno lo erano fino alla settimana scorsa. Proprio così, perché Colapesce e Dimartino, con la loro Musica leggerissima, hanno stupito tutti, arrivando a posizionarsi quarti nella classifica finale. Nonostante il brano parli di depressione senza mezzi termini, il ritornello ha una melodia che entra in testa e non ha alcuna intenzione di lasciarla.

“Metti un po’ di musica leggera perché ho voglia di niente, anzi leggerissima.”

Una canzone che evoca un mondo di fine anni ’70, in tonalità di re minore e con soli tre accordi, ha una melodia da canzone classica napoletana, che va in netto contrasto con l’arrangiamento più moderno. Un vero e proprio dualismo che ha diviso il pubblico, e anche noi del team di Knowledge Squad. Così come a creare scompiglio è stata anche l’esibizione realizzata nel corso della serata delle cover. La canzone scelta per questo evento è Povera Patria del Maestro Franco Battiato. Per molti, la performance non è risultata all’altezza dell’originale. Innegabili però, sono state l’emozione e le lacrime di gioia dei due artisti al termine dell’esecuzione del pezzo, concluso con un cameo vocale del Maestro stesso. Malgrado non siano riusciti ad arrivare sul podio, Lorenzo e Antonio si sono aggiudicati il Premio della sala stampa, web, radio e tv Lucio Dalla. Il pezzo sanremese è stato incluso nel disco I Mortali2, riedizione del primo album firmato in coppia dai due cantautori e pubblicato nel 2020.

Dimartino e Colapesce sul palco dell’Ariston (Rai)

Il cortocircuito di Willie Peyote

Willie Peyote e la sua Mai Dire Mai (La Locura) sono stati, sin dal primo momento di questo Festival, al centro di attenzioni da parte della sala stampa e del pubblico da casa. Il testo difatti, è una presa in giro, o un ‘cortocircuito‘, come definisce Willie stesso, nei confronti dello status quo, per di più su un palco che lo incarna da sempre. Il Peyote è l’unico artista dei 26 in gara che ha avuto il coraggio di citare in modo diretto la pandemia e la vita che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, mantenendo la sua solita ironia e scrivendo:

“Riapriamo gli stadi, ma non i teatri né live / magari faccio due palleggi, mai dire mai”

Nell’ultimo articolo in cui parlavamo dell’artista torinese, ci eravamo lasciati con la domanda se La locura presente nel titolo fosse un riferimento alla serie tv Boris. Ora abbiamo la sentenza definitiva: la risposta è affermativa e ce lo dimostra il verso iniziale del brano, il quale riporta una frase detta nella serie:

“Questa è l’Italia del futuro, un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte.”

Durante la serata delle cover, il cantautore di Torino ha duettato con Samuele Bersani sulle note di Giudizi Universali. Molti si aspettavano delle barre scritte direttamente da Guglielmo ed invece la canzone non è stata toccata, lasciando intatta la perfezione di un brano che gode di un’armonia completa tra musica e testo. L’orchestra votante ha premiato questa scelta artistica, donando all’esibizione un quarto posto in classifica. Seppure il Peyote risultasse secondo fino alla penultima sera, alla fine dei giochi ha concluso l’esperienza sanremese in sesta posizione. Un risultato fin troppo stretto, contando che la sua risulta essere una delle canzoni, tra quelle in gara, più ascoltate sulle piattaforme digitali. L’artista non torna comunque a casa a mani vuote, bensì si aggiudica il Premio della critica Mia Martini, uno dei riconoscimenti più importanti.

Willie Peyote sul palco dell’Ariston

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