Papà è a casa: l’attesissimo ritorno di St. Vincent

Il 14 maggio 2021 uscirà Daddy’s Home, settimo album della musicista statunitense Annie Clark, in arte St. Vincent. Nell’attesa ripercorriamo insieme la sua storia, dai primi successi ai singoli più recenti.

Annie Clark nasce a Tulsa (Oklahoma) nel 1982; la musicista St. Vincent, invece, comincia a muovere i primi passi da solista nel 2007, dopo un periodo come membro dei The Polyphonic Spree e turnista di Sufjan Stevens. Della sua vita privata come Annie Clark, escluso il breve fidanzamento con l’attrice ed ex-modella Cara Delavigne, si sa molto poco; in questo articolo ci concentreremo sul progetto St. Vincent e la musica che in oltre dieci anni di carriera l’ha portata a vincere due Grammy Awards.

Il luogo dove la poesia muore

Per comprendere lo stile musicale di St. Vincent, è necessario prima compiere una breve digressione sulle sue principali influenze. Già nel suo pseudonimo, troviamo un indizio su una di queste fonti d’ispirazione: St. Vincent è il nome dell’ospedale dove il poeta gallese Dylan Thomas morì nel 1953, luogo citato nella canzone There She Goes My Beautiful World dei Nick Cave and the Bad Seeds. La musica di St. Vincent si presenta complessa e polisemica sia da un punto di vista lirico che sonoro; mentre i testi racchiudono più significati, contemporaneamente felici e folli, il sound intreccia il pop con l’art rock, richiamando anche elementi dell’electropop e del jazz. Questa tendenza a giocare con i generi è facilmente spiegabile se si pensa all’amore della Clark per artisti come Kate Bush, King Crimson e Siouxsie and the Banshees. Tra i musicisti che ascolta quotidianamente vengono spesso citati David Bowie e i Talking Heads; proprio con l’ex-leader di questo gruppo avant-garde, David Byrne, St. Vincent ha realizzato l’album Love This Giant (2012).

St. Vincent insieme a David Byrne (rebloggy.com)

Come all you wasted, wretched and scorned

La carriera musicale di St. Vincent potrebbe essere divisa in tre o quattro ere, tenendo conto della consistente differenza fra i suoi vari album. Marry Me, la sua opera di debutto, è un disco indie rock che, come il successivo Actor (2009), mantiene un legame molto solido con la musica realizzata prima di diventare solista. Con il terzo album, Strange Mercy, la Clark comincia a dare maggior rilievo all’elettronica e suoni più cupi che, in contrasto con la sua voce da mezzo soprano, ricreano vagamente l’effetto dell’LP Homogenic dell’islandese Björk; questa voglia di sperimentare è alimentata dalla successiva collaborazione con Byrne. Ma come gli idoli di St. Vincent insegnano, è nel mutamento che spesso si trova l’ispirazione per realizzare dei veri capolavori; nel 2014 pubblica l’album omonimo St. Vincent, il cui alt-pop la porta a vincere il Grammy come Miglior Album Alternativo. La trasformazione della musicista può dirsi completata con l’uscita di Masseduction, probabilmente il miglior lavoro in studio della Clark; si tratta di un disco dall’anima pop, ma con profondi tagli rock ed electro, che cerca di destabilizzare il pubblico abbinando testi cinicamente crudeli e un’estetica sgargiante.

St. Vincent nel videoclip di Los Ageless da Masseduction (synthtopia.com)

Qualche anteprima su Daddy’s Home

L’album in uscita a metà mese è il settimo lavoro in studio della Clark e prevede un significativo cambio di rotta sul piano musicale ed estetico; tutto in questo disco, dalla copertina allo spot promozionale, dal sound dei singoli agli outfit, urla anni Settanta e si trova in totale contrasto con la pazzia pop(art) che era il precedente album Masseduction. In questa nuova opera, St. Vincent sceglie di raccontarsi ai suoi fan in modo più personale; il tema su cui si fonda Daddy’s Home è il rilascio del padre dopo un periodo in carcere. L’album conterrà quattordici tracce; tra queste, il pubblico ha già avuto modo di ascoltare i singoli Pay Your Way In Pain (pubbliccato il 4 marzo) e The Melting Of The Sun (uscito il 1° Aprile); quest’ultimo si avvicina al cantautorato femminile à la Joni Mitchell, mentre Pay Your Way In Pain è un pezzo che, nel videoclip e costruzione del brano, riprende evidentemente il lavoro fatto da David Bowie con l’album Young Americans. Sebbene le ispirazioni siano palesi, la musica di St. Vincent non è semplice emulazione, anzi, sono proprio queste forti influenze a far risaltare la voce e la creatività della Clark. Noi siamo curiosissimi di sentire Daddy’s Home per intero, e voi?

St. Vincent canta Pay Your Way In Pain dal vivo al Saturday Night Live

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