La Geografia Del Buio: Michele Bravi racconta l’amore nel suo nuovo disco

La Geografia Del Buio, nonostante il titolo possa far pensare a un qualcosa di estremamente pessimistico, in realtà, è il disco d’amore più dolce e fragile che Michele Bravi abbia mai scritto.

Un vero e proprio concept album, che va ascoltato come si leggerebbe un libro, dalla prima all’ultima canzone. Un racconto di come si può coesistere con il buio, poiché il dolore non va annientato stritolandolo e nascondendolo in un angolo, ma bisogna passarci attraverso ed imparare a conviverci. Ripercorriamo insieme la storia de La Geografia Del Buio.

Premessa

Questo disco nasce da un’urgenza e diviene, poi, un modo per decifrare un caos notturno, che l’artista ha vissuto dentro di sé e che è riuscito a trasformare in ordine, attraverso specifici percorsi terapeutici. In particolare Michele ha seguito un metodo psicoterapeutico strutturato, denominato EMDR, che si occupa di facilitare il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati ad eventi traumatici. Per chi non lo sapesse infatti, il cantante è stato coinvolto nel novembre 2018 in un incidente stradale in cui ha perso la vita una donna di 58 anni. In questo articolo però, non approfondiremo tale argomento, di ciò verrà discusso nelle opportune sedi.

Back-cover e tracklist de La Geografia Del Buio

Un disco imperfetto

La Geografia Del Buio, anticipato dall’uscita del singolo La vita breve dei coriandoli, è un disco registrato interamente in casa e di conseguenza imperfetto. Nel susseguirsi dei brani, è possibile inciampare nell’imperfezione della voce dell’esecutore o nel suono legnoso di un pianoforte. Se si ascolta attentamente ogni pezzo, si può persino percepire il ronzio del frigorifero o lo scricchiolio di una sedia. Ciò, però, non è fatto per togliere valore al lavoro finito, bensì per aumentarne la veridicità, aiutando anche l’ascoltatore nella ripresa del contatto con la realtà. Seppure l’album in questione parli anche del silenzio, questo non potrà mai essere assoluto. Quella che noi chiamiamo quiete, difatti, altro non è che un ronzio continuo di suoni che fanno parte della nostra quotidianità, ma che noi udiamo solamente quando tutto il resto si ferma.

“È un racconto attraverso la ferita del mondo. Una perdita di aderenza dal reale e il tuffo in un’oscurità che racchiude in sé la violenza della vita e riscopre nell’amore l’unica salvezza.”

Michele Bravi

Il buio

Il titolo può portare all’identificazione dell’oscurità come una casa senza finestre ed elettricità, proprio come quella raffigurata nella copertina. Tale edificio può comunque essere arredato e reso accogliente per chi vive nel buio. Ed è proprio grazie alla geografia che ci si può orientare all’interno delle diverse stanze che compongono questa dimora. Esattamente quella geografia che metaforicamente rappresenta una persona a noi cara, la quale ci prende la mano e ci guida nell’orientamento all’interno dei diversi ambienti dell’abitazione, aiutandoci così a conoscerne gli spazi e ad abitarla. In realtà però, il buio non è solo esterno; l’oscurità vive anche all’interno di coloro che hanno subito un trauma. Storia del mio corpo parla proprio di questo: la mancanza di aderenza al reale causata dal trauma. Tutte le storie vissute sono scritte sulla nostra pelle, che funge da barriera contro l’esterno, tale e quale a un rifugio, ma allo stesso tempo diventa il mezzo per rivivere ogni giorno il proprio dolore e superarlo.

Il dolore è una malattia

È necessario abbattere lo stigma che c’è rispetto alla salute mentale e alla sofferenza psichica che provoca. Il dolore è una malattia, e come tale va curato. Sia esso mentale o fisico. Proprio il dolore psicologico è un punto chiave di questo album, all’interno del quale si manifesta in diverse forme. Lo si può notare in modo generale nei testi, nel tono basso e grave di ognuna delle canzoni, oppure più palesemente nella distorsione della doppia voce di Michele stesso nel primo brano La promessa dell’alba.

“Il dolore è un fatto, e come tale non può essere giudicato.”

Don Sergio Chiesa

L’amore in tutte le sue forme

Tutte le poesie sono d’amore è il titolo della settima traccia del disco. Il racconto dell’amore tra due individui, le cui vite si incontrano, esattamente come le linee della mano si incrociano in un punto. “Non importa quando / Non importa come / (…) / Non importa il modo / Non importa dove” cita la canzone stessa. Perché l’affetto è universale. Questo album in particolare, è dedicato ad un ragazzo. Quel ragazzo che è stato vicino a Michele durante il percorso di ripresa del contatto con la realtà. Quel ragazzo che ha amato, e che nonostante ora sia ad un giorno di lontananza e non più A sette passi di distanza (titolo della strumentale che chiude il disco), resta una colonna portante nella vita del cantante. A rappresentazione di ciò, troviamo il secondo brano della tracklist, nonché secondo singolo pubblicato: Mantieni il bacio. Una canzone in cui la voce dell’artista parte in sordina, accompagnata dal tocco soave di un pianoforte, per poi esplodere nel ritornello, in cui si coglie la volontà di raccontare tutto l’amore ricevuto. A supporto di un testo così toccante, troviamo un videoclip altrettanto emozionante. Diretto da Nicola Sorcinelli, ha come protagonisti Francesco Centorame (attore in serie tv come Skam e film come Gli anni più belli di Gabriele Muccino) e Michele Bravi stesso. È rappresentato a pieno l’amore tra due ragazzi, con le loro insicurezze e la paura di fare la cosa sbagliata, fino ad arrivare ad un bacio, dimenticandosi così del dolore del mondo esterno.

Frame dal videoclip di Mantieni il bacio (Biccy.it)

L’amicizia con Federica Abbate

Ma l’amore ha diverse forme: può essere fraterno, tra genitori e figli, oppure tra amici. Un secondo prima è il perfetto esempio del rapporto di amicizia tra il cantante e Federica Abbate. Unico featuring dell’album, Federica rappresenta una delle persone più importanti nella vita di Michele, nonché co-autrice della quasi totalità dei testi del disco. In particolare Quando un desiderio cade, penultima traccia dell’album, è una cover di un brano della cantautrice milanese. Il 16 gennaio 2018, infatti, in un periodo in cui il silenzio è ancora l’unica quotidianità per il cantante, Federica gli invia un messaggio che cita: “Questo spazio di silenzio ci darà modo di capire. Ti mando una cosa”. In allegato al messaggio vi è una nota vocale contenente questa canzone. È proprio grazie a questo messaggio vocale che il cantautore, per la prima volta dopo mesi, riesce nuovamente a cantare davanti allo specchio, sopra la voce dell’amica. Nel momento dell’effettiva realizzazione del progetto discografico, Michele decide quindi di incidere la sua versione ufficiale, nella quale è comunque presente un cameo di Federica.

La rinascita

È difficile affrontare il dolore da soli. Nel momento di massima sofferenza ci si deve affidare, mente e corpo, a chi già conosce la geografia di quel buio e sa muoversi in essa. Michele lo fa nella canzone Maneggiami con cura. Una dichiarazione di totale fragilità in cui l’artista si toglie la corazza che lo ha protetto dal mondo esterno e consegna il suo corpo, la sua anima e la sua storia a chi quell’oscurità l’ha già attraversata. Inizia così il lento e travagliato percorso verso il ritorno alla quotidianità. Per il cantautore, il racconto dell’attraversamento di questo sentiero, avviene in Senza fiato, il brano più ritmato dell’album. Il resoconto di come abbia deciso di lasciarsi alle spalle il passato, con tutte le conseguenze che ciò comporta, e tornare a vivere una vita che lo lasciasse senza fiato. Iniziando nuovamente ad affacciarsi fuori dalla porta di casa e smettendo di nascondere il proprio viso sotto un cappello di lana, come lui stesso ha dichiarato.

In foto Michele Bravi (Il Messaggero)

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