La devozione di Anton Corbijn per i Depeche Mode: videoclip, fotografia e danza

Una catalogo di tutti i suoi scatti e un’anteprima sul suo nuovo documentario. Ecco come il fotografo e regista olandese ha deciso di onorare quasi quarant’anni di collaborazione con la band di Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher.

Lo scorso 25 maggio, il gruppo new wave britannico Depeche Mode informava i fan della riedizione del catalogo DM/AC uscito qualche mese prima. Il libro raccoglie le fotografie scattate alla band da Anton Corbijn; il fotografo e regista, lo stesso giorno, ha confermato ai fan il suo indissolubile legame con il gruppo di Dave Gahan & Co. pubblicando, sul suo profilo Instagram, un video estratto dal suo prossimo documentario (Dancer II): il ballerino ucraino Sergei Polunin danzante sulle note di In Your Room, brano estratto dall’ottavo album dei Depeche Mode.

Da sinitra: Dave Gahan, Martin Gore, Alan Wilder; dietro: Andy Fletcher (foto di Anton Corbijn)

Sound and Vision

La carriera come fotografo dello spettacolo di Anton Corbijn inizia a fine anni Settanta. Qualche anno più tardi comincia a girare i suoi primi videoclip musicali, partendo da artisti new wave europei per arrivare a collaborare con musicisti globalmente riconosciuti tra cui i Nirvana; grazie al lavoro con la band di Seattle (Heart Shaped Box) vince un MTV Video Music Award nel 1994. Nel 2007 realizza il suo primo lungometraggio, il biopic Control sulla vita del cantante Ian Curtis (Joy Division); come spesso accade con Corbijn, la scelta del soggetto deriva da una lunga e frequente collaborazione con la band, iniziata con i ritratti del gruppo post-punk e proseguita con gli scatti dei compagni di Curtis riformatisi nei New Order. Nonostante i progetti con U2, Nick Cave e R.E.M., è il lavoro con i Depeche Mode ad aver maggiormente impattato la carriera di Corbijn: più di venti videoclip e oltre trentacinque anni di reportage fotografici. La sua firma? Bianco e nero, ambientazione scarna e sguardo intimista.

Anton Corbijn con la prima edizione del catalogo DM/AC (post-punk.com)

My duty was always to beauty

Songs of Faith and Devotion (1993) è l’ottavo album realizzato dai britannici Depeche Mode e, per diversi motivi, viene spesso definito come l’album più importante della band. Primo, si tratta dell’ultimo LP realizzato con Alan Wilder, quarto membro del gruppo; secondo, le chitarre e la batteria (non più drum machine) diventano elemento preponderante del sound, accostando i Depeche Mode all’alternative e allontanandoli definitivamente dal synth-pop. Infine, Songs of Faith and Devotion è, allo stesso tempo, il punto più alto e basso nella carriera della band: da un lato, la fama acquisita con l’uscita di Violator (1990) continua ad aumentare, dall’altro, i problemi personali di ogni membro del gruppo (dalla dipendenza da speedball di Gahan ai litigi fra Gore e Wilder) suggeriscono il possibile scioglimento della band… predizione che – fortunatamente – si rivela falsa. Songs of Faith and Devotion rappresenta l’apice drammatico e musicale dei Depeche Mode; i testi di Gore, ricchi di desiderio e frustrazione, ne arricchiscono la teatralità.

Copertina e tracklist di Songs of Faith and Devotion (discotecalaziale.com)

Il cigno nero della danza

Delle dieci tracce contenute in Songs of Faith and Devotion, Corbijn dirige il videoclip per ben quattro di queste: I Feel You, Walking In My Shoes, Condemnation e In Your Room. Proprio di quest’ultima canzone, il regista olandese ha realizzato un nuovo “videoclip” ventotto anni più tardi, rendendo pubblico un frammento del suo prossimo progetto cinematografico. Songs of Faith and Devotion si fonda sulla glorificazione e crollo dei Depeche Mode; stesso concetto ritroviamo nei documentari Dancer (2016, Steven Cantor) e Dancer II (TBA, Anton Corbijn), incentrati sulla vita del “ribelle del balletto” Sergei Polunin. Una carriera come primo ballerino, gli scandali mediatici e l’abbandono dei teatri, per poi tornare a danzare. Una figura spesso dibattuta, soprattutto per l’appoggio politico a Putin, che, però, mentre danza in quella stanza “dove il tempo resta immobile”, coreografato da Ross Freddie Ray, ci incanta.

Sergei Polunin balla In Your Room dei Depeche Mode

1 Comment

  • Maryann

    1 anno agoReply

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