Indie, il (non) genere che ha rivoluzionato l’industria musicale

Dai piccoli club di provincia alla vetta delle classifiche e agli stadi sold out: la musica indie è oggi una delle più ascoltate nel panorama italiano e internazionale.

Definizione classica e odierna

La parola indie rappresenta l’abbreviazione del termine ‘indipendente’ e racchiude tutta quella musica autoprodotta o, comunque, prodotta da piccole etichette discografiche autonome e non vincolate a nessuna Major. Questa definizione raggruppa pertanto un ampio margine di artisti, che si possono a loro volta suddividere in numerosissimi sottogeneri. E’ bene quindi differenziare il significato più ampio e quello invece utilizzato attualmente. Oggi, quando parliamo del genere indie, intendiamo una particolare tipologia di musica indipendente, legata principalmente a uno stile caratteristico di scrittura dei testi e di produzione musicale e non più all’autonomia dal punto di vista discografico.

La nascita di questo genere

Le basi della musica indie risalgono ai primi anni Ottanta, differenziandosi in movimenti indie-rock e indie-pop, entrambi ispirati alle sonorità post-punk. E’ proprio in questo periodo che, attorno a giornali come il britannico NME oppure a piccoli negozi di musica, nascono le prime etichette indipendenti. Alcuni critici attribuiscono la diffusione e il successo del movimento indie a una cassetta, la C86, pubblicata, nel 1986, dal settimanale New Music Express in collaborazione con la Rough Trade Records. Questa conteneva 22 brani realizzati da nuove band che avevano contratti con etichette indipendenti. Tale progetto ha portato l’unione di piccole realtà e ha dato la possibilità ai gruppi partecipanti al progetto di farsi conoscere su larga scala.

Various – C86

L’origine dell’indie in Italia

Nel nostro Paese, questo genere vede le proprie origini nel periodo compreso tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi anni del Duemila. E’ proprio in quel momento che si formano le prime band proto-indie, tra cui ricordiamo gli Afterhours, i Marlene Kuntz, i Baustelle, i Verdena, i Bluvertigo e i Tre Allegri Ragazzi Morti. Questi gruppi hanno raccolto i primi consensi offrendo agli ascoltatori una musica nuova e completamente differente dal mainstream in voga in quel periodo. Sono pertanto riusciti a riscuotere un discreto successo creando una vera e propria nicchia di amanti del genere, nonostante il distaccamento dalle Major.

La ribalta

Il vero boom però, è arrivato soltanto negli anni dieci del Duemila, grazie alle nuove tecnologie che hanno dato a chiunque la possibilità di poter condividere la propria musica attraverso i social network. Tra i primi che hanno usufruito di queste piattaforme troviamo band come I Cani, i Thegiornalisti, i The Zen Circus e artisti come Vasco Brondi (con il suo progetto Le luci della centrale elettrica), Colapesce, Calcutta e Levante, definiti come i pionieri della seconda ondata della scena indie italiana. Oggi, questa categoria ha accolto molteplici sfumature, assorbendo caratteristiche da generi come il pop (prima i Thegiornalisti come band e ora Tommaso Paradiso da solista) e il rap (tra cui citiamo Coez, Carl Brave e Willie Peyote). Attualmente l’indie è uno dei generi più ascoltati in Italia: scorrendo le classifiche dei digital store come Spotify, Apple Music o Amazon Music è impossibile non notare nomi come Calcutta, Gazzelle, Pinguini Tattici Nucleari, Lo Stato Sociale o Brunori Sas, citando solo alcuni dei maggiori esponenti. Tra questi, troviamo chi è riuscito ad avere successo senza snaturarsi e chi invece ha modificato il proprio stile, formando dei sottogeneri come l’itpop.

Le nuove leve

Tanti sono anche i giovani che cercano di farsi notare nel panorama indie italiano: chi prova a farsi conoscere tramite i talent, come per esempio Eugenio Campagna (COMETE) e Mameli, chi riesce ad arrivare sul palco dell’Ariston nella categoria “Giovani Proposte”, come testimoniano gli Eugenio in Via di Gioia o chi invece riesce a farsi notare dalle etichette indipendenti, vedasi Cimini, Galeffi, Ariete e i rovere.

Eugenio in Via di Gioia sul palco del Festival di Sanremo 2020
Foto di Gian Mattia D’Alberto/LaPresse (OA plus)

L’importanza delle etichette indipendenti e…

Come scritto in precedenza, gli artisti sono partiti con il supporto delle piccole etichette autonome, create spesso da giovani visionari che hanno creduto nel genere e hanno investito nella musica indipendente. A queste realtà si devono anche numerose collaborazioni tra artisti appartenenti, o meno, alle stesse etichette: tra le più famose citiamo l’album Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco126, o i singoli La Musica Italiana di Calcutta ft. Giorgio Poi, Stanza Singola di Franco126 ft. Tommaso Paradiso, Ninnananna per genitori disattenti dei Pinguini Tattici Nucleari ft. Eugenio in Via di Gioia e La nostra pelle degli Ex-Otago ft. Willie Peyote.

…la collaborazione con le Major

Sempre parlando di collaborazioni, la popolarità riscontrata da questi artisti ha portato anche alla loro partecipazione in album di importanti cantanti del panorama musicale italiano (Elisa, Jovanotti, Luca Carboni) o alla produzione delle proprie canzoni da parte di rilevanti producer (Takagi & Ketra e Dardust). In Italia, attualmente si contano molteplici etichette discografiche indipendenti, create per supportare uno o più artisti, in base anche al budget a disposizione: è proprio per tale motivo che per la produzione e la distribuzione degli album degli artisti di maggior successo, queste piccole realtà collaborano con le Major. Nomi come Lo Stato Sociale, Brunori Sas e Calcutta hanno iniziato la propria carriera rispettivamente con Garrincha Dischi, Picicca Dischi e Bomba Dischi per poi arrivare a firmare contratti discografici con le grandi etichette discografiche come Universal Music Italy, Island Records e Sony Music Italy.

Cantanti ma anche autori

La scena indie è ricca di “buone penne“: molti artisti sopracitati infatti, hanno scritto o collaborato alla stesura di grandi successi della musica italiana. Tra i maggiori autori della scena indie italiana troviamo Calcutta che ha scritto per J-Ax, Fedez, Elisa, Francesca Michielin, Luca Carboni, Jovanotti, Nina Zilli e Tiromancino, e Tommaso Paradiso che invece ha collaborato con Elisa, Luca Carboni, Arisa, Giusy Ferreri, Jovanotti, Noemi, Gianni Morandi, Nina Zilli, Francesca Michielin e Loredana Bertè.

Il futuro del genere

Molteplici sono i cantanti che nel 2019/20 hanno annunciato tour nei maggiori palazzetti italiani (rinviati al 2021), tra cui citiamo Brunori Sas, Pinguini Tattici Nucleari e Tommaso Paradiso. Un artista in particolare si è però spinto oltre: stiamo parlando di Calcutta, il quale, ancora prima di esibirsi durante il tour invernale del 2019 nei palasport, nell’estate 2018 ha cantato allo Stadio Domenico Francioni di Latina e all’Arena di Verona, accogliendo rispettivamente 16 mila e 12 mila fan pronti a cantare in coro le sue canzoni.

Calcutta, 21 luglio 2018, live allo Stadio Domenico Francioni di Latina (Rolling Stone)

Gli artisti appena nominati contano centinaia di migliaia di ascoltatori giornalieri, numeri che, se destinati a crescere ulteriormente, possono prospettare l’ipotesi di futuri tour negli stadi. Sono quindi aperte le scommesse: l’indie arriverà mai nei grandi stadi italiani? Se sì, quale sarà il primo artista a calcare il palco di San Siro per un proprio concerto?

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