Il festival di Sanremo 2021 secondo Knowledge Squad

Eccoci qui, giunti alla fine di un tour de force non indifferente. Tra cocenti delusioni e trionfi inaspettati, la redazione di Knowledge Squad ha seguito l’intera kermesse ed è pronta a raccontarla.

Pronti, partenza, via! Come ogni domenica post-festival di Sanremo, siamo pronti a sentire elogi e proteste sui vincitori, sulla classifica, sulla conduzione, sugli sketch, sulle canzoni in gara e chi più ne ha, più ne metta. Ma noi non siamo qui a fare chiacchiere da bar: siamo pronti a tirare le somme di un’edizione anomala, inedita e considerevolmente cringe del rinomato Festival. Iniziamo subito.

Amadeus e Fiorello, volti protagonisti di questa settantunesima edizione del Festival (La Sicilia)

Il nodo della conduzione e degli sketch

Cominciamo il resoconto dalle note dolenti. Alzi la mano chi non si è lamentato almeno una volta della prolissità di Sanremo! Infatti, il Festival non è mai finito prima dell’1.30 di mattina, sfiorando le 3.00 nella serata conclusiva. Troppo tempo, considerando che è sempre iniziato puntualissimo, alle 21.00 spaccate. E allora, vi chiederete:”Ma perché si è arrivati così lunghi?”. La risposta è semplice e, per gli habitué di Sanremo, è anche abbastanza scontata: tutto merito di sketch e ospiti. Infatti, non sono mancati neanche in tempo di pandemia (sfortunatamente o no lo facciamo decidere a voi). Fatto sta che, tra siparietti sulle dita dei piedi, sui membri degli animali e sui baci, non ci dimenticheremo molto presto quella sensazione di imbarazzo mista a risatina isterica, che i giovani chiamano cringe.

Amadeus e Fiorello, o Patato e Amorino, nel bel mezzo di un siparietto (La Repubblica)

E gli ospiti?

Neanche in era di Covid-19 potevano mancare gli ospiti a Sanremo (e anche qui, decidete voi se è stato un bene o un male). Tra mostri sacri della musica italiana, come l’ancora spumeggiante Loredana Bertè, l’elegantissima quanto incomprensibile Ornella Vanoni e un Umberto Tozzi un po’ sottotono, spunta qualche nuova leva. Infatti, finestre di intrattenimento più frizzanti e non soporifere sono state gestite dalla bellissima Elodie, ospite musicale e madrina della seconda serata, dal vincitore del 2018, Mahmood, e da quello dell’anno scorso, Diodato, che non ci ha risparmiato delle stonature vistose sulla sua celebre Fai Rumore. Oltre a special guest musicali, si sono avvicendati molti personaggi eminenti, provenienti da ogni ambito della società: dal campione di marcia Alex Schwazer, alla giornalista e inviata speciale della Rai Giovanna Botteri, alla sua collega Barbara Palombelli, autrice di un discutibile discorso sul femminismo, che si rivela solo un pink-washing mal riuscito. E come dimenticarsi del contributo del pluripremiato calciatore del Milan Zlatan Ibrahimovic? Siamo ironici, ovviamente. Menzione d’onore va alla bravissima attrice bolognese Matilda de Angelis, talentuosa e umile, sia come conduttrice, che come cantante.

Alessandra Amoroso, Elodie e Noemi (Donna Fanpage)

Ma iniziamo dal buon indie

Iniziando dal mondo indie, siamo rimasti piacevolmente colpiti da Mai dire mai (La Locura) di Willie Peyote: sonorità estremamente orecchiabili e ballabili accompagnano il tipico cantato rap dell’autore, che si scaglia contro il sistema in un testo al vetriolo. Altro grande prediletto è Fulminacci, che con la sua Santa Marinella ci conquista dal primo ascolto: un giro di chitarra che fa sorridere, scortato da un Filippo molto emozionato. Dobbiamo menzionare la cover di Penso Positivo di Jovanotti, in collaborazione con Roy Paci e Lundini. Una parola sola: memorabile. Proseguiamo con La Rappresentante di Lista, che i più si ricorderanno per la polemica per i peli sotto le ascelle della bravissima voce, Veronica Lucchesi. Ma noi no: i nostri beniamini sono stati all’altezza di quel palco con Amare, canzone pienamente nelle loro corde. E non parliamo del duetto con Donatella Rettore: noi abbiamo ancora in testa Splendido Splendente. Ma eccoci a Colapesce/Dimartino, che con la loro Musica Leggerissima, i loro outfit in palette e la loro ormai celebre pattinatrice, sorprendono tutti. Un brano che non toglieremo molto presto dalle radio (per fortuna!), un inno alla spensieratezza in quest’epoca pesante. Bravi, veramente. Arriviamo alla rappresentazione dell’amore più puro: i Coma_Cose. Coppia nella vita e nel lavoro, ci fanno sciogliere con i loro sguardi innamorati durante le esibizioni di Fiamme negli occhi, pezzo bello, ma non all’altezza della solita produzione a cui ci hanno abituati. Last but not least, ecco i regaz de Lo Stato Sociale: come al solito, ci fanno divertire da matti, ma Combat Pop non ci convince troppo musicalmente, pur appoggiando pienamente il messaggio veicolato. Menzione speciale va al trasformista esibitosi con loro: complimenti, ci hai incantati.

La lista dei cantanti in gara nella settantunesima edizione (The Italian Times)

Il caro, vecchio rock non è morto

Passiamo al rock. I Måneskin ci stregano fin da subito con Zitti e buoni, i loro abiti a dir poco appariscenti e le loro esibizioni al limite del punk. Vincitori meritati di questo Festival, che portano finalmente un vento d’innovazione nella kermesse. Ricordiamo appassionatamente il duetto con Manuel Agnelli, sulle note di Amandoti dei CCCP: poesia. A rallegrare l’atmosfera alle volte smorta dell’Ariston arrivano loro, gli Extraliscio feat. Davide Toffolo. Trasformano il teatro in una grande balera punk romagnola e anche noi, da casa, non possiamo fare altro che canticchiare Bianca Luce Nera.

La band vincitrice di Sanremo 2021, i Måneskin (Il Post)

Manca ancora qualcuno!

Non dimentichiamoci di un’eccellente quanto giovane Madame, che con Voce riesce a strappare anche il premio per il miglior testo. Quando si dice “18 anni e non aver paura di niente” siamo sicuri ci si riferisca a lei. Oltre a lei, Francesca Michielin e Fedez sfornano Chiamami per nome, prossima hit radiofonica a heavy rotation che odieremo tutti da quanto spesso la ascolteremo. Ma, per ora, va bene così: il brano rientra pienamente nei canoni sanremesi e, nonostante qualche imperfezione nell’esecuzione dovuta alla palpabile emozione, ci piace. Non così tanto da approvare il secondo posto, ma ascoltiamo la vox populi. Ultima Big che ci sentiamo di menzionare fra i top è Gaia, anche se Cuore amaro non ci convince del tutto. La preferivamo ai tempi di Chega, quando non imitava Elettra Lamborghini, ma niente male.

Francesca Michielin e Fedez durante la loro esibizione (Novella 2000)

Ma passiamo ai flop

Partiamo dai mezzi flop. Annalisa, con la sua Dieci, ha iniziato col turbo, ma si è arenata nelle serate successive, a causa di esibizioni non sempre sul pezzo. Similmente, Noemi: sempre elegante, ma Glicine non riusciamo ad includerla nei top. Fin troppo basic, siamo sicuri che riuscirà a fare meglio. Così come Arisa: lasciamo parlare il suo inedito per noi, Potevi fare di più. A tanto così dai top, c’è la leggendaria Orietta Berti. Una voce ancora straordinaria, con un’educazione e un’umiltà fuori dal comune, ma Quando ti sei innamorato va svecchiata di trent’anni. Poi, troviamo Malika Ayane. Non malissimo, ma nulla di speciale. Tanto che, ad oggi, è veramente difficile ricordarsi il ritornello della sua Ti piaci così, un po’ troppo anonima. Discorso a parte va fatto per Ermal Meta: lui ha Un milione di cose da dirti, noi non proprio. Splendida voce, ma sonorità scontate e da scardinare dai classici sanremesi. Alla gente piace, tanto da arrivare terzo, ma noi non siamo così facili da conquistare. Dulcis in fundo, abbiamo Max Gazzé: i suoi fantasiosi travestimenti non bastano a farci digerire Il Farmacista, troppo impantanata nel suo solito stile.

Max Gazzé travestito da Leonardo da Vinci e da Salvador Dalì (Donna Fanpage)

Non dimentichiamoci del flop dei flop

Giungiamo alle note veramente dolenti. Fasma non riesce per niente ad impressionarci, visto l’uso massiccio di effetti vocali in Parlami. E qui ci viene da dire:”C’è un po’ di Fasma in questo autotune“. Disperso nell’elettronica del suo pezzo, ci è sembrato anche Irama, con La genesi del tuo colore. Lo salviamo dal fondo solo perché non ha mai potuto esibirsi live, ma solo utilizzando la stessa registrazione della sua prova generale. Speriamo che la fortuna lo assista prossimamente. Così come lo speriamo per Francesco Renga: mamma mia che flop Quando trovo te! Eravamo abituati a ben altro da lui. Sentire quelle urla stonate e fuori tempo ci ha spezzato il cuore. Ma questa descrizione si adatta benissimo anche all’esordiente Aiello, che riesce a storpiare la sua stessa Ora. Probabilmente è un’errore di gioventù e di emozione, così come Random, con la sua Torno a te, stonata per la maggior parte. Un altro incompreso è sicuramente Ghemon: Momento perfetto avrebbe potuto essere un buon pezzo, ma vuoi la voce non in forma, vuoi l’emozione dell’Ariston, vuoi le aspettative troppo alte, non riesce a realizzarsi come tale. Il risultato è un no, con anche qualche stecca. Ad un anno dal meme che l’ha visto protagonista, Bugo torna all’attacco (da solista) con E invece sì. E noi gli diciamo:”E invece no“. Nonostante il testo sia nettamente fra i migliori, la linea di cantato è troppo alta per lui, che non riesce a tenerla. Insomma, stava meglio con Morgan, ma questo meglio non dirglielo. Fanalino di coda della nostra classifica è Gio Evan: il filosofo, poeta, scrittore, musicista, cantante, compositore, eccetera, eccetera merita una bocciatura in tronco. Il testo di Arnica è scontato, così come la base, la performance è anonima e l’outfit di scena sono imbarazzanti. Meglio di no.

Gio Evan in uno dei suoi completini discutibili (Varese News)

Tiriamo le somme

Eccoci qui, alla fine della nostra rassegna sanremese. La classifica ufficiale non ci aggrada molto, a causa delle posizioni molto basse assegnate ad alcuni nostri beniamini, ma siamo contenti del trionfo dei giovanissimi Måneskin. In attesa del prossimo Sanremo, vi invitiamo a seguirci in questo cammino, insieme.

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