Teatro d’ira – Vol. I: I Måneskin non ci fanno aspettare

Ecco voi l’album del momento, che torna a far parlare di sé dopo la doppia vittoria del brano Zitti e Buoni.

Li abbiamo visti e rivisti i Måneskin, prima a Sanremo, in cui hanno portato a casa una stupefacente vittoria, poi all’Eurovision, in cui hanno ottenuto, ancora più inaspettatamente, lo stesso esito. Poniamo però la lente d’ingrandimento sul loro ultimo disco, Teatro d’Ira – Vol. I, cercando di analizzare il perché questo disco stia riscuotendo un grande successo e quale sia il suo significato. L’album comprende 8 tracce, che alternano uno stile che dal pop rock passa per il punk e sfocia a sprazzi nel metal.

Cover di Zitti e Buoni

I Singoli di Teatro d’ira

All’interno dell’album sono presenti due singoli: Zitti e buoni e Vent’anni. Il primo non ha bisogno di presentazioni: è il brano vincitore di Sanremo ed Eurovision. Risulta essere irriverente, sprona a non lasciarsi influenzare dal giudizio altrui, evidenziando quanto, al giorno d’oggi, tutti abbiano un’opinione sommaria su qualsiasi argomento. Musicalmente ritmato, aggressivo, ad un primo ascolto fa sobbalzare dalla sedia, con un ritornello semplice e d’impatto, che rimane subito impresso nella mente degli ascoltatori. Il secondo è l’ultimo brano del disco, primo però per uscita: risale infatti ad ottobre 2020. Si discosta dalla musicalità che caratterizza gli altri pezzi perché può risultare più leggero, essendo caratterizzato da una chitarra non eccessivamente spinta, se non per l’assolo centrale. Il testo esprime tutte le difficoltà che si possono incontrare nella vita, i pensieri, le preoccupazioni ma anche gli ideali e i valori che si possono avere, pur essendo giovani.

Cover di Vent’anni

Coraline, la nuova Marlena?

Coraline, il brano più lungo dell’album, ci mette tempo a ingranare, ha un inizio veloce ma calmo, con un sinuoso alternarsi tra intro, bridge e strofe, fino al ritornello, in cui esplode, richiamando l’aggressività della prima traccia. Potremmo ingenuamente definirlo come il filo conduttore con il primo album: Coraline ci riporta subito alla mente Marlena, la quale era però solo una musa. La nostra protagonista, invece, risulta essere una donna vera, in carne ed ossa, come ci confermano gli autori in un’intervista:

“Coraline” necessita di una precisazione: non è la storia di un uomo cavaliere che salva la principessa in difficoltà. La favola finisce male, non c’è il lieto fine. E’ qualcosa di reale, è l’appassimento di questo fiore, di questa ragazza, e il cavaliere è inerme e impotente di fronte a quello che sta succedendo. Per quanto riguarda Coraline, non è riferito al cartone, al film. La scelta del nome è puramente musicale, fonetica. La storia è reale, della quale non parlerò, riportata in favola e ognuno può interpretarla come preferisce”.

Damiano David – voce dei Måneskin

Un altro brano che richiama il precedente, presentando una grande alternanza tra strofe e bridge ritmati e rapidi a ritornelli più decisi, in cui fuoriesce tutta la rabbia accumulata, è uno dei due brani in lingua inglese: For you Love. Questo può essere visto in due modi: sia come puramente sentimentale, che come un brano a sfondo sessuale. Scandisce, però, il passaggio da una scena rock italiana, quasi inesistente oggi, in cui la competizione non è elevata, ad una internazionale, in cui il metro di paragone cambia notevolmente, in cui per spiccare bisogna davvero essere tra i migliori. I Måneskin, essendo poco più che ventenni, avranno sicuramente tempo per poter ambire a questo.

Da sinistra: Ethan Torchio, Victoria De Angelis, Damiano David, Thomas Raggi (Biccy.it)

Teatro d’ira fa parlare di se anche in negativo, perché?

Teatro d’ira viene criticato soprattutto per la canzone In nome del padre, la traccia che richiama un ambiente più metal, la più strong dell’album. Quello che può far storcere il naso, ad un primo ascolto, è il fatto che può risultare, soprattutto nel ritornello, blasfema, in quanto presenta frasi tipicamente utilizzate in contesti sacri. Questo però non è l’intento dei Måneskin, i quali vogliono evidenziare l’importanza della musica e di quanto questa possa elevarsi:

Fare musica per noi è una passione così forte da renderla sacra.

Damiano David – voce dei Måneskin

Le critiche non sempre portano a risultati negativi, infatti il gruppo romano esprime la propria rivincita su tutti coloro che li avevano giudicati e sul tanto discusso secondo posto ad X Factor 2017 in Lividi sui gomiti e La paura del buio. Abbiamo infine I wanna be your slave, brano in inglese, con un ritmo deciso, caratterizzato da una cassa ed un rullante che scandiscono metodicamente il tempo accompagnata da un basso che risalta, segnando un distacco dalla musicalità sentita fino ad ora. Il testo di Damiano tratta di un argomento tabù, ovvero la sessualità vissuta in una maniera non tradizionale.

Videoclip del brano Zitti e buoni

Måneskin: conferma o un flop?

Dopo il successo de Il ballo della vita, le aspettative erano alte. In Teatro d’ira: Vol. I la band ha mostrato un’evoluzione, una presa di posizione, ha cercato di dimostrare quanto vale, cadendo a tratti anche nell’eccesso. Possiamo affermare con certezza che, con il grande successo ottenuto, siano usciti dall’anonimato delle strade romane, scalando le classifiche non solo italiane, ma anche mondiali. Dopo tutto il risalto mediatico, starà a loro trovare il modo di sfruttarlo ma siamo quasi certi che ci riserveranno altre sorprese e soddisfazioni in futuro. Senza ombra di dubbio, questo album è già entrato nella storia della musica, con le onorificenze ottenute dal brano Zitti e buoni, senza però dimenticare che anche tutti gli altri raccontano una storia che vale la pena ascoltare.

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