“I exist on the best terms I can”: celebrando i 65 anni di Ian Curtis

Per ricordare il musicista icona del movimento post-punk, ripercorriamo insieme la carriera dell’inglese Ian Curtis, cantante di Warsaw, Joy Division e -inaspettatamente- New Order.

Il 18 maggio 1980, il cantautore Ian Curtis venne ritrovato morto nella sua casa di Macclesfield a soli ventitré anni. Nonostante la brevissima carriera musicale, dal 1977 al 1980, la figura di Ian Curtis ha incantato le generazioni successive ed è impossibile non affermarne l’influenza sulla scena alternativa di quegli anni e postuma. L’evoluzione dark dell’iniziale punk prodotto con i Joy Division ha oltrepassato i confini di Manchester, imponendosi sul mondo goth e new wave per arrivare a ispirare moltissimi brani contemporanei. Tanti i musicisti che lo hanno celebrato, dagli U2 (A Day Without Me) ai The Cure (The Holy Hour), così come anche fotografi e registi, primo su tutti Anton Corbijn con il lungometraggio Control. Noi di Knowledge Squad vogliamo ricordarlo ripercorrendo i passaggi fondamentali della sua carriera, a una settimana da quello che sarebbe stato il suo sessantacinquesimo compleanno.

L’attore Sam Riley interpreta Ian Curtis nel biopic Control (lascimmiapensa.com)

Alle origini del mito

All’inizio di tutto non c’erano i Joy Division… in realtà, non c’era neanche Ian Curtis. La prima formazione, nata nel 1976 sui banchi di scuola, era composta da Bernard Sumner (chitarra), Peter Hook (basso) e Terry Mason (batteria); la band si ispirava al mondo dei Sex Pistols e dei Buzzcocks e questo affascinò Ian Curtis, il quale chiese di diventarne il cantante l’anno successivo. L’ingresso di Curtis nel gruppo non implicò nessun mutamento nel sound – l’anima dark emergerà solo due anni più tardi -, ma ne cambiò sicuramente l’estetica. Il nome del trio originale cambiò da Stiff Kittens a Warsaw; l’appellativo era la traduzione inglese di Warszawa, canzone presente nell’album Low di David Bowie. A questo artista e al suo personaggio del periodo berlinese, il Duca Bianco, i Warsaw si ispirarono anche per il look distinto camicia-pantalone e la fascinazione per ciò che erano stati gli anni Trenta in Germania. Dopo due sostituzioni alla batteria, prima Tony Tabac e poi Steve Brotherdale, il gruppo cominciò a incidere i primi brani: il punk dei Warsaw non si distingueva troppo dal suono mancuniano, ma riusciva a emergeva per i testi spesso d’ispirazione politica. Bisogna sottolineare come l’interesse per la cultura tedesca fra le due guerre, non abbia mai significato l’espressione di opinioni filonaziste; è vero però che il pubblico, credendo di notare un rimando a quel mondo, si incuriosì alla band, sia in positivo che in in negativo.

Il primo demo realizzato dai Warsaw

Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?

Ultimato il primo demo dei Warsaw, nel luglio del 1977, la band assunse un nuovo e definitivo batterista, Stephen Morris. Anche il nome cambiò in modo definitivo, diventando Joy Division; l’ispirazione, in questo caso, proveniva dal romanzo La casa delle bambole di Yehiel De-Nur. Sotto il nuovo appellativo, i Joy Division autoprodussero il loro primo EP, An Ideal for Living. Per riconoscere il sound cupo che ha reso famosa la band, però, bisognerà attendere l’uscita dell’album Unknown Pleasures, nel 1979. Per la buona riuscita di questo capolavoro, oltre che la profondità dei testi di Curtis, lugubri e personali, è necessario ringraziare il produttore Martin Hannett, che nell’anno successivo lavorò anche sul secondo e ultimo LP della band mancuniana, Closer. Entrambi gli album, così come i diversi singoli (Transmission, Love Will Tear Us Apart e Atmosphere), rivelano scenari oscuri e asfissianti; attraverso musica e liriche Curtis tentò per anni di esorcizzare il proprio malessere interiore, dettato da depressione cronica ed epilessia. Questa particolare condizione neurologica divenne parte integrante delle performance live dei Joy Division, quando Curtis sul palco cominciò ad agitarsi imitando i movimenti delle persone affette dal suo stesso problema.

Da sinistra: Peter Hook, Ian Curtis, Bernard Sumner e Stephen Morris (rumoremag.com)

I sogni non finiscono mai

Nel maggio del 1980, a pochi giorni dall’avvio del tour americano dei Joy Division, Curtis si tolse la vita. I membri rimanenti del gruppo decisero di continuare a lavorare sugli ultimi brani scritti dal cantautore così come al singolo Love Will Tear Us Apart e all’album Closer che uscirono postumi, rispettivamente nel giugno e luglio di quell’anno. I restanti Hook, Sumner e Morris si riformarono, unendosi alla tastierista Gillian Gilbert, nei New Order; i primissimi brani che videro la luce sotto questo nome, però, erano in realtà interpretazioni dei testi di Curtis rimasti inediti. Ne è un esempio il doppio singolo Ceremony/In A Lonely Place, una vera e proprio lettera d’addio all’amore e alla vita. E se al minuto 0:53 della traccia Dreams Never End, contenuta nel primo album dei New Order (Movement), percepiamo il distacco definitivo tra il post-punk dei Joy Division e il synth-pop del nuovo gruppo, grazie alle raccolte di registrazioni inedite pubblicate nel corso degli anni, oggi possiamo ascoltare la voce di Ian Curtis cantare proprie quelle sue ultime canzoni, a metà tra testamento ed eredità.

Il singolo In A Lonely Place nella versione cantata da Ian Curtis

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