Fontaines D.C., una leggenda irlandese targata Partisan Records

Nel luglio 2020 usciva A Hero’s Death, secondo lavoro della band. Dopo l’acclamato primo album Dogrel, il gruppo sarà riuscito a soddisfare le aspettative del pubblico?

Il secondo album appare spesso come il più ostico per una band, soprattutto se il primo ha riscosso un enorme successo generando automaticamente grandi aspettative per qualunque lavoro lo segua. La formazione di Dublino composta da Grian Chatten (voce), Carlos O’Connel (chitarra), Conor Curley (chitarra), Conor Deegan (basso) e Tom Coll (batteria) ha intitolato il suo lavoro più recente A Hero’s Death, ovvero morte di un eroe, proprio temendo la lenta caduta nell’oblio che un qualunque album successivo a Dogrel avrebbe significato. Eppure tutto fuorché di morte si tratta; con questa seconda opera la band alt-rock e revival post-punk risulta sempre più effervescente e affascinante.

Da sinistra: Conor Deegan, Tom Coll, Grian Chatten, Conor Curley e Carlos O’Connel (dal sito deerwawes.com)

Partisan Records e il culto del post-punk

Ascoltando il lavoro dei Fontaines D.C. non si può non ritornare con la mente all’Inghilterra del 1979, a tutto ciò che band come i Joy Division o Gang Of Four hanno significato nella storia del rock e nella storia della musica in senso più generico. Il forte legame con la scena britannica fra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta non è però una prerogativa solo di questo acclamatissimo gruppo irlandese; la loro casa discografica si occupa infatti soprattutto di artisti ispirati da un sound profondamente dark che a distanza di quarant’anni appare intramontabile.

Logo dell’etichetta Partisan Records (musicbusinessworldwide.com)

Partisan Records è un’etichetta statunitense con sede anche a Londra e specializzata in musica indie rock e d’avanguardia. Tra i suoi “protetti” risulta impossibile non citare il chitarrista folk di etnia tuareg Bombino, la band dreampop statunitense Cigarette After Sex e altri due gruppi chiaramente revival post-punk: IDLES e Eagulls (quest’ultima purtroppo sparita dalle scene, senza aver mai dichiarato l’effettivo scioglimento del gruppo, proprio dopo l’uscita del secondo LP).

A Hero’s Death (non l’opera teatrale)

Sebbene la band voglia aprirsi ad orizzonti più internazionali, è impossibile ignorare l’influenza che la patria d’origine ha sul gruppo; rispetto il primo lavoro però, l’Irlanda comincia a sparire dalle liriche dell’album e l’unico richiamo evidente risulta essere la copertina dell’ LP. Il titolo dell’opera è stato preso infatti da un lavoro teatrale del drammaturgo, scrittore e membro dell’IRA Brendan Behan (1923-1964); l’emblema dell’album raffigura invece l’eroe della mitologia celtica Cúchulainn.

Come suona il disco?

L’intero album, già come il primo, abbraccia le atmosfere cupe dei leggendari 80s; il lavoro si allontana dall’impertinenza quasi brit pop di Dogrel per introdurci a dei Fontaines D.C. più introversi e romantici. E se le tracce d’apertura I Don’t Belong e Love Is The Main Thing ci fanno conoscere dei dubliners più riflessivi, in Televised Mind e Living In America riconosciamo delle atmosfere oppressive che per il testo risultano essere tanto orwelliane quanto attuali. Oh Such A Spring rappresenta una ventata di dolce malinconia anni Novanta (ricordando un po’ i Blur di brani come Out Of Time) dopo la potente A Lucid Dream e la canzone You Said, la quale ribadisce l’influenza non marginale dei The Smiths. Un secondo lavoro che accogliamo a braccia aperte; questo eroe non è caduto poiché, come ricorda il testo della title track, quando si parla sinceramente, tutti saranno pronti ad ascoltare ciò che si ha dire.

Una versione live di You Said

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